Street art: quando il territorio diventa una tela
Tra le vie di Modena, Maranello, Fiorano Modenese, Castelnuovo Rangone e dei paesi vicini, il paesaggio urbano diventa una tela pubblica capace di parlare a chiunque cammini per strada: l’arte accompagna così la vita quotidiana, trasformando una facciata anonima in un racconto visivo fra passato e presente. Un museo senza biglietto, una galleria a cielo aperto dove ogni strada custodisce una sorpresa.
A Modena la Street Art affonda le radici nell’esperienza del Festival Icone, che tra il 2002 e il 2013 portò in città numerosi protagonisti della scena internazionale. Sui muri modenesi sono ancora presenti i tratti di artisti come Blu, con il suo linguaggio monumentale dove figure umane, animali e architetture si fondono per dar vita a immagini visionarie, Ericailcane, che popola il cemento di animali, creature fantastiche e allegorie fiabesche capaci di affrontare temi sociali, Bastardilla, che unisce immagini fortemente legate alla natura, alla figura femminile in un linguaggio ricco di simboli, Eron, noto per una pittura finemente aerea, dove figure e paesaggi di dissolvono sulla superficie muraria, ma ancora Ozmo, Stak, Dem, Etnik, Honet ed Escif, che hanno contribuito a costruire una vera identità urbana contemporanea ancora attiva nel progetto Muri Liberi promosso dal Comune.
A Castelnuovo Rangone e Montale i progetti Cemento Vivo e ImmaginAria hanno riempendo i luoghi pubblici come palestre, parchi scuole e strade, di colore. Muralisti e street artist come Fabio Petani, che trasforma la botanica in composizione geometriche sospese fra colore e atmosfera; Tellas, con lavori dove la natura diventa paesaggio astratto fondendosi in forme geometriche e stratificazioni cromatiche; Alessio Bolognesi con il suo pennuto Kagu a rappresentare l’ambivalenza dell’azione umana sull’ecosistema, o ancora il cardellino scomposto e quasi cubista di Camilla Falsini, o i ritratti rurali di uomini e donne di Nicola Alessandrini o i tratti pittorici in bianco e nero di Marino Neri con i murales dedicati a John Lennon all’omonimo parco, e molti atri che hanno saputo trasformare muri, facciate, sottopassaggi e spazi pubblici in una grande galleria a cielo aperto. Come a Fiorano modenese dove il Collettivo FX, già presente sui muri dell’acetaia di Montale Rangone, ha dipinto lo spazio intrecciando i simboli locali come la Madonna del Santuario di Fiorano a tratti di memoria collettiva o ancora, a Prignano, dove Neve, Dear, Lozada Dado, Mao & Sam hanno riempito di colore e poesia gli edifici della piccola frazione collinare intorno a Maranello.
Un esempio di vera e propria Biennale di arte sui muri è quello di Lavacchio, un piccola frazione nel territorio montano del Frignano, vicina a Pavullo, dove dal 2020, proseguendo una precedente iniziativa degli anni 80 l’arte ha rilanciato il turismo del piccolo borgo che da allora richiama molti curiosi. La bellezza delle opere accoglie i visitatori sui muri all’entrata del paese con scene di vita agreste, paesaggi e soggetti tipici dell’Appennino reinterpretando il territorio in modo inedito e creativo rappresentando un dialogo figurativo fra passato e presente. Tra i tanti artisti internazionali e locali figurano il pittore locale Walter Mac Mazzieri, lo scultore Azeglio Babbini, il presepista Giuseppe Ricci, il poliedrico artista Julianos Kattinis, il muralista Guglielmo Siega, la pittrice OlgaMinardo la scultrice Katerina Minardo, oppure opere di artisti più giovani come Lorenzo Mesini o lo scultore Raffaele Biolchini e altri.
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Immagine di copertina: Silvia Bonacini, Lavacchio














